Cartografare l'Orcia DOC: la mappa dei vigneti del Consorzio

Cartografare l'Orcia DOC: la mappa dei vigneti del Consorzio

Una carta per raccontare un territorio del vino

Il Consorzio del Vino Orcia mi ha commissionato una mappa dell'intera area della denominazione: un documento unico che mostrasse insieme il territorio, il limite della DOC e i vigneti di tutti i soci. Non una carta tecnica per gli addetti, ma uno strumento di racconto — qualcosa che chi non conosce l'Orcia potesse guardare e capire in un colpo d'occhio dove nasce questo vino.

Il lavoro è stato realizzato nell'ambito dell'intervento SRG10 "Promozione dei prodotti di qualità" del Complemento per lo sviluppo rurale della Toscana 2023-2027, cofinanziato con il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.

Mappa dei vigneti dell'Orcia DOC realizzata per il Consorzio del Vino Orcia, vista completa della denominazione dalle Crete Senesi al Monte Amiata
La mappa completa: dalle Crete Senesi al Monte Amiata, scala 1:50.000.

Il territorio dell'Orcia DOC

La denominazione copre un'area più ampia di quanto molti immaginino, e si colloca tra la zona del Brunello di Montalcino e quella del Nobile di Montepulciano. Dal margine settentrionale intorno a Buonconvento e Trequanda, la carta scende attraverso San Quirico d'Orcia, Pienza e Castiglione d'Orcia, arriva a sud fino alle pendici del Monte Amiata e a Radicofani, e a est si spinge fino a toccare San Casciano dei Bagni.

Il disciplinare individua dodici comuni. Sei rientrano nella denominazione per intero: Buonconvento, Castiglione d'Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d'Orcia e Trequanda. Altri sei vi rientrano solo in parte: Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena.

Questa asimmetria ha una conseguenza cartografica diretta: il limite della DOC non coincide con i confini comunali, e in sei casi li attraversa. Per questo la carta riporta entrambi i perimetri, distinti per peso e colore — chi guarda deve poter capire dove finisce un comune e dove finisce la denominazione, che non sono la stessa cosa.

Mappa dei vigneti dell'Orcia DOC, testata e particolare della zona di Buonconvento e Murlo lungo il fiume Ombrone
Il margine settentrionale della denominazione, tra Murlo e Buonconvento.

È un'area di paesaggi diversi: le crete e i calanchi della Val d'Orcia, i seminativi delle zone pianeggianti verso la Valdichiana, i boschi che salgono sull'Amiata. Rappresentarli tutti nella stessa carta, con la stessa logica, è stata la premessa di ogni scelta successiva.

La scala di stampa è 1:50.000, in proiezione ortografica obliqua — la stessa che uso per le mappe di montagna.

Mappa dei vigneti dell'Orcia DOC, particolare del settore meridionale con il Monte Amiata, la confluenza dell'Orcia nell'Ombrone e l'elenco dei soci del Consorzio
Il settore meridionale: il Monte Amiata, la confluenza dell'Orcia nell'Ombrone e l'elenco dei trenta soci.

Il rilievo: colline, non montagne

Qui sta la differenza principale rispetto al lavoro che faccio di solito. Nelle Alpi il rilievo si racconta da sé: bastano poche centinaia di metri di dislivello perché una parete o un ghiacciaio emergano con evidenza. In Val d'Orcia i dislivelli sono di poche decine di metri, e un'ombreggiatura impostata come per la montagna restituirebbe una superficie piatta e muta.

Sono partito dal modello digitale del terreno ad alta risoluzione della Regione Toscana, e ho costruito il rilievo in Blender con il flusso di lavoro che uso per tutte le mie mappe. La differenza l'ha fatta soprattutto l'inclinazione della luce: abbassando l'angolo del sole, le ondulazioni minime della campagna proiettano ombre lunghe abbastanza da rendere leggibile la forma del terreno. L'esagerazione verticale è rimasta contenuta, vicina alle quote reali: alzarla avrebbe trasformato le crete in qualcosa che non sono.

Mappa dei vigneti dell'Orcia DOC, particolare della zona di San Casciano dei Bagni con il Lago di San Casciano e la valle del Paglia
All'estremità orientale della denominazione: le colline tra Celle sul Rigo, il Lago di San Casciano e la valle del Paglia.

È una scelta di misura più che di tecnica. La tentazione, davanti a un rilievo dolce, è di forzarlo per renderlo spettacolare. Ma una carta che esagera il territorio racconta una bugia, e chi quel territorio lo conosce se ne accorge subito.

I dati

La carta mette insieme fonti diverse:

  • Modello digitale del terreno — Regione Toscana, alta risoluzione
  • Copertura del suolo — Regione Toscana, riclassificata in bosco, arbusteto/oliveto/vigneto, prato/seminativo
  • Vigneti dei soci — forniti dal Consorzio, prodotti da ARTEA, l'Agenzia Regionale Toscana per le Erogazioni in Agricoltura
  • Toponomastica e viabilitàOpenStreetMap e Istituto Geografico Militare

La riclassificazione della copertura del suolo è stata una scelta di lettura, non un vincolo dei dati: le classi originali sono molte di più, ma su una carta destinata alla comunicazione tre categorie bastano a restituire il carattere del paesaggio senza trasformarlo in un mosaico illeggibile.

Dove è andato davvero il lavoro: il design

Onestamente, la parte tecnica non è stata la più impegnativa. Il tempo se l'è preso il design complessivo — e mi sembra giusto dirlo, perché è la parte del mestiere che di solito resta invisibile.

Il problema di partenza era gerarchico. Una carta come questa deve dire una cosa sola prima di tutte le altre: ecco dove sono i vigneti dei soci. Tutto il resto — rilievo, boschi, paesi, poderi, strade — serve a dare contesto, ma non deve competere.

La soluzione è stata togliere saturazione a tutto il resto. I verdi del bosco e delle colture sono smorzati, i seminativi virano su un avorio caldo, l'intera carta vive in una gamma tenue che ricorda le carte topografiche di una volta. Su quel fondo, i vigneti dei soci sono l'unico elemento realmente saturo: un bordeaux pieno, che è anche il colore del vino di cui la carta parla. È il primo elemento che l'occhio trova, e non per caso.

Legenda della mappa dei vigneti dell'Orcia DOC e particolare della Valdichiana tra Torrita di Siena e Montepulciano
La legenda e il settore orientale, verso la Valdichiana e Montepulciano.

Lo stesso bordeaux ritorna, in versione lineare, per il limite della zona DOC. I due segni sono cromaticamente legati, e questo lega concettualmente il vigneto del singolo socio al perimetro della denominazione a cui appartiene. I confini comunali corrono nello stesso registro ma più sottili e chiari, presenti per chi li cerca e trasparenti per chi non li cerca.

I trenta soci sono indicati con segnaposti numerati, bianchi su fondo bordeaux, rimandati a un elenco in legenda. Numerare invece di scrivere i nomi sulla carta è stata una necessità: trenta etichette aggiuntive, in un territorio già fittissimo di poderi e località, avrebbero fatto collassare la leggibilità.

Perché la toponomastica, qui, è densa quanto quella di una carta alpina, ma di natura diversa: non cime e passi, ma un tessuto minutissimo di poderi, pievi, case sparse e fattorie che è la vera cifra del paesaggio toscano. Rinunciarvi avrebbe significato perdere il carattere del luogo; tenerla tutta significava gestirla su tre livelli gerarchici distinti — centri principali, località minori, idronimi — ognuno con il proprio peso, corpo e colore.

Dove è stata usata

La mappa è stata presentata dal Consorzio al Vinitaly 2026.

Un lavoro su commissione

Progetti come questo sono la parte del mio lavoro che si vede meno, ma che occupa la maggior parte del mio tempo. Realizzo cartografia su commissione per enti pubblici, consorzi, editori e aziende: mappe per la stampa, mappe interattive per il web, sistemi di produzione automatizzati, consulenza su dati geografici e design cartografico.

Se avete un territorio da raccontare, qui trovate i servizi che offro — oppure scrivetemi direttamente.

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